• Architextures

    Astrazioni Architettoniche
  • Archtextures, di Carlo D'Orta, presso la galleria CreArte di Oderzo presenta una raccolta di immagini di metropoli fotografate dall'artista e raccolte nelle serie Geometrie Still Life, Biocities e Vibrazioni, recentemente pubblicate nel catalogo omonimo della mostra.

    Sono lavori frutto di una decennale ricerca fotografica che l'artista ha svolto viaggiando in tutto il mondo, da Roma a New York, a Parigi, Londra, Barcellona, Hong Kong.

    Partendo da questo considerevole corpus di opere, in questa prima esposizione presso la galleria, abbiamo selezionato i lavori che ritraggono le città dell'Europa: Roma, Valencia, Milano, Londra, Francoforte in primis.

  • Nelle sue opere Carlo D'Orta realizza una sapiente scomposizione del soggetto architettonico, attraverso forme geometriche astratte. Per mezzo di una attenta analisi visiva dello spazio urbano, estrae e coglie dalle immagini pure forme e campiture di colore che evidenzia nelle opere.

    Attraverso la fotografia digitale, nella scelta dell'inquadratura, dell'angolo visuale e delle deformazioni ottiche che permette l'obiettivo fotografico, l'artista sembra cogliere della realtà ritratta un'aspetto non banale e celato in piena vista, sostanziale e soggiacente la realtà.

    L'immagine che vuole ottenere richiede tempo, maestria, intuizione, un'attenta osservazione dello spazio ed una visione misurata delle forme. Sono queste caratteristiche, tutte insieme ed inscindibili, che rendono le opere di Carlo D'Orta astratte, pittoriche e sorprendenti nella loro armonia e lo collocano a pieno titolo tra i maestri dell'astrattismo fotografico.

  • Paradossale lo sviluppo e la storia dell'arte fotografica. Da un lato essa ha contribuito, grazie alla nuova possibilità di registrare il reale e di generare immagini-documento, a liberare la pittura della necessità di essere verosimile. Per alcuni critici è proprio la facilità di ritrarre fedelmente attraverso la fotografia che nei primi anni del '900 aveva spinto la pittura verso l'astrattismo, verso la ricerca spaziale, verso il cubismo e la ricerca di una quarta dimensione in pittura (ovvero di una dimensione propria ed unica per l'arte).

    Ora, ad un secolo di distanza, la moltiplicazione delle immagini nei social media, la diffusione continua di queste ultime e l'uso disinvolto e veloce di immagini-ricordo ha, in modo del tutto analogo, messo in crisi la fotografia stessa. Slegata dal compito di descrivere, registrare e rappresentare la realtà, essa ritorna alle origini della nascita dello strumento fotografico. Ritorna, cioè, ad essere mezzo di indagine scientifica capace di cogliere ciò che l'occhio non vede o non è più in grado di cogliere sommerso dal quotidiano bombardamento mediatico e dalla bulimia di immagini a cui siamo sottoposti.

    L'astrattismo fotografico diviene dunque una strada tra le più promettenti per ridare all'arte ed alla fotografia un ambito proprio e restituire allo sguardo dell'artista una dimensione di indagine possibile in questa epoca in cui l'immagine fotografica è così sovrabbondante, mixata, cacofonica fino a divenire effimera.

  • Attraverso l'indagine di Carlo D'Orta cogliamo le architetture, le tendenze scultoree e geometriche dell'architettura contemporanea insieme al carattere globalizzato ed alieno che i corpi scultorei delle nuove cattedrali della modernità, scevre di ogni decorazione, portano con sé. La riconoscibilità dei luoghi e dei momenti è lasciata sullo sfondo o quasi del tutto negata, a favore di una astrazione che è per propria natura atemporale. In alcune opere, il richiamo alle atmosfere di de Chirico viene quasi spontaneo. In altre, specie della serie Vibrazioni, la scomposizione delle facciate in quadri ricorda Mondrian.

    È questa ricerca di uno spazio differente e di un tempo differente che ci propone Carlo D'Orta. Un modo diverso di fotografare e prima ancora di vedere attraverso l'obiettivo. Per riuscire in questa arte è necessario dedizione, misura ed intuizione. Pensare già prima a come le ombre del soggetto si proietteranno sulla macchina, come si equilibreranno le forme nell'inquadratura.

    Forse la cosa più importante è che tramite la fotografia di Carlo D'Orta ci riappropriamo di un modo profondo di vedere, fuggiamo dallo sguardo distratto, veloce, banale e ci soffermiamo con lui a vedere un mondo celato alla vista, eppure presente e reale. Un mondo di idee, senza tempo, dentro la visione quotidiana, che anzi sorge da essa.

  • Biografia

    Carlo D'Orta stesso, definisce il suo fotografare come "estrarre dalla realtà immagini pittoriche che esistono davvero, ma che quasi mai sappiamo vedere".

    La sua visione fotografica fa lavorare l'immaginazione. Scatti di ispirazione astratta sono venati da una visione metafisico/surrealista. La sensibilità cromatica maturata anche durante il percorso formativo, perfezionata durante diversi corsi avanzati di pittura nell'ambito della Rome University of Fine Arts (RUFA) e di un master in fotografia allo IED di Milano, dà alle sue fotografie una forte caratterizzazione pittorica.

    Dal 2009 Carlo D'Orta ha esposto i suoi lavori in mostre personali e fiere d'arte presso Istituzioni pubbliche e gallerie private in Italia, Germania, Francia, Belgio, Singapore e altri paesi.

    Ha vinto ed è stato finalista/selezionato in numerosi premi nazionali ed internazionali, e le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private di prestigio, tra cui Banca d'Italia, Ordine degli Avvocati nel Palazzo di Giustizia di Milano, Consolato Generale d'Italia a New York, Museo dell'Archivio Centrale dello Stato, AGCOM, Consiglio Regionale della Campania, EUR Spa, Confindustria sede centrale, e molte altre.

    I soggetti trattati principalmente da Carlo D'Orta sono le sue architetture. Forte è la rimembranza del futurismo, surrealismo e arte astratta, le cui forme Carlo D'Orta ritrova nei riflessi delle vetrate, di lastre metalliche riflettenti e negli intrecci prospettici di parti e strutture distinte, ma che si fondono visualmente. La sua ricerca indaga le architetture, mettendo in evidenza però non il panorama generico, ma l'essenza architettonica costituita di forme, linee e luci, riflessi, prospettive particolari.