• Video Art Week

    César Meneghetti

    Stefano Cagol

    Elena Bellantoni

    Silvano Tessarollo

    Pierluigi Slis

    Candas Sisman

    Philipp Artus

  • VAW - Video Art Week

    Del 1 al 10 ottobre la galleria si trasforma in una sala di proiezione interamente dedicata alla video art. Abbiamo chiamato questo nostro nuovo progetto VAWVideo Art Week. L'obiettivo, ambizioso, è di farne un appuntamento annuale.

     

    L'iniziativa risponde alla nostra idea di galleria d'arte come spazio militante e di “transazione" culturale, di trasmissione delle opere d'arte al pubblico. Con VAW focalizziamo l'attenzione su una forma espressiva straordinaria e complessa, capace come poche altre di interpretare e riportare l'immagine del contemporaneo. Se l'arte contemporanea è anche sintesi, capacità di illuminare prospettive originali al nostro modo di guardare al mondo che ci circonda, la video art declina questa funzione in modo potentissimo e diretto. 

     

    In questa “Edizione Zero” di VAW presentiamo una selezione di linguaggi della video art di grande qualità e varietà con artisti di eccezionale talento come César Meneghetti, Stefano Cagol e l’artista-performer-film-maker Elena Bellentoni, che hanno fatto della video art uno strumento centrale della propria espressione. Al loro fianco artisti come Silvano Tessarolo e Pierluigi Slis che hanno affrontato lo strumento del video integrandolo magnificamente nel loro mondo espressivo, cogliendone pienamente le potenzialità.

     

    Un’attenzione specifica sarà poi riservata all’universo della Digital Video Art, mondo a sé stante, inevitabile e iper-contemporaneo, incentrato sempre di più sulla inestricabile commistione delle nostre esistenze con gli algoritmi. In questa sezione presenteremo opere di Candas Sisman e Philipp Artus, brillanti giovani esponenti delle migliori avanguardie in questo ambito, sviluppatesi rispettivamente a Istanbul e a Berlino.

     

    VAW apre venerdì 1 ottobre alle ore 18.00, con proiezioni in loop continuo che proseguiranno tutti i giorni dalle 16.00 alle 21.00.

    L’ingresso alla galleria sarà libero, nel rispetto delle regole di distanziamento in vigore.

  • PROGRAMMA

    Video Art (durata 90’45’’)
    • Les Terra's di nadie (César Meneghetti, durata 7', anno 2010)
    • Sem Terra (César Meneghetti, Elisabetta Pandimiglio, durata 12’ 37’’, 2001)
    • This_Placements (César Meneghetti, durata 4’ 20’’, 2014)
    • Evoke Provoke [the border] (Stefano Cagol, durata 12’31’’, 2011)
    • The Invisible Village (Stefano Cagol, durata 4’39’’, 2017)
    • CorpoMorto (Elena Bellantoni, durata 10’, 2010)
    • The Dark Sun (Silvano Tessarollo, durata 16’20’’, 2018)
    • Voyage (Pierluigi Slis, durata 13’13’’, 2021)
    • Montage #01-04 (César Meneghetti, durata 10’05’’, 1999-2000)
  • Digital Video Art (durata 20’41’’)
    • Flux (Candas Sisman, durata 4’43’’, 2011)
    • Retory (Candas Sisman, durata 3’25’’, 2008)
    • Rogx (Candas Sisman, durata 6’24’’, 2008)
    • Edicisum (Candas Sisman, durata 3’09’’, 2008)
    • Snail Trail (Philipp Artus, durata 3’, 2012)
  • Les Terra's di Nadie

    Les Terra's di Nadie

    César Meneghetti, durata 7', anno 2010

    "Les terra's di nadie", "Terra di nessuno" in 5 lingue in una sola frase (francese, portoghese, inglese, italiano e spagnolo) è un non luogo dove regna la violenza e l'oppressione. Le parole del poeta cileno Antonio Arévalo si sciolgono l'11 settembre 1973 in Cile e il 31 marzo 1964 in Brasile. Gli estratti dei ricordi e delle immagini originali attraversano il tempo, sommandosi, sovrapponendosi, sottraendo, suggerendo e convergendo in un'unica Storia. Un'occasione per rivivere le stesse sensazioni, per ascoltare e vedere una delle pagine più oscure della storia recente del Nuovo Mondo.

  • Sem Terra

    Sem Terra

    César Meneghetti, Elisabetta Pandimiglio, durata 12’ 37’’, 2001

    Un’esistenza segnata da un evento straordinario: nascere in mezzo al mare. Da due diversi angoli del mondo, attraverso le voci delle donne che lo hanno amato e gli indecifrabili ricordi del protagonista, la storia di un uomo destinato, fin dal primo giorno di vita, a cercare la sua terra senza mai raggiungerla.

  • NO_Placement

    NO_Placement

    César Meneghetti, durata 9’ 44’’, 2021
    La dislocazione, la perdita dell’oriente, sono il frutto all’incapacità di venire a termini con la propria condizione esistenziale quando essa viene privata dei propri riferimenti assunti come certezze indiscusse, assiomatiche. L’individuo, isolato in una globalizzazione disumanizzata, è paradossalmente altrettanto “dislocato” in un mondo che si ferma all’improvviso, imponendo distanze e rompendo quei frammenti affettivi in cui l’individuo si rifugia riconoscendo “il poco che è suo”, in opposizione al “molto che non ha avuto e non avrà”. Nella stasi forzata della pandemia, il viaggio, il nomadismo sono resi improvvisamente impossibili, l’azione diviene puramente digitale e domestica, ultimo ed estremo modo per rompere, attraversare le frontiere, cercando un contatto reale, con una nuova verità. Il paesaggio digitale inesistente diventa memoria individuale e l’artista ricorre a tutto lo spettro cromatico disponibile per riprodurlo. Il flusso simbolico delle immagini si trasforma in una polaroid dalla memoria lontana che cattura il reale come un eterno presente.
    Il sonoro è molto importante ma non solo quello parlato, decodificato da una determinato idioma, da una determinata storia. […] La narrazione non è sinonimo di parola, di concetti prestabiliti da un plot, di clichés. Si può dar vita ad un racconto senza il bisogno di usare parole. Anche il suono è narrazione. Viviamo in un mondo in cui le immagini sono schiave dei linguaggi standardizzati. […] L’immagine, derivata dalla luce, è a suo modo sonora, o almeno aspira ad essere “la musica della luce”. È per questo che per me questi video sono più vicini alla poesia che non alla narrazione, alla prosa. La prosa per me è il cinema, dove ho un altro approccio.

  • Evoke Provoke [the border]

    Evoke Provoke [the border]

    Stefano Cagol, durata 12’31’’, 2011

    L'amore e odio che Cagol prova verso i confini, sia fisici che mentali, sono alla base di questo lavoro realizzato a Kirkenes, nel Circolo Polare Artico, durante uno dei periodi trascorsi all'estero come artista in residenza. L'artista mette in scena una serie di azioni emblematiche, che documenta con una videocamera, immerso in una solitudine totale, in una natura affascinante ma ostile, in condizioni estreme. Il confine diventa quello tra l’artista stesso, il suo corpo e la sua mente, e la natura che lo circonda. L'ambientazione è crepuscolare, l'oscurità appena dissipata. La temperatura è di 25 gradi sotto zero. In quelle terre ghiacciate, l’artista cerca di comunicare in un modo o nell'altro, utilizzando diverse forme di segnalazione. Si sforza di modificare il paesaggio, di illuminarlo, di sciogliere la neve con una fiamma. Ma ogni tentativo di interazione è vano. Il video è stato proiettato alla mostra personale “Concilio” nella chiesa di San Gallo, come evento collaterale alla 54a Biennale di Venezia.

  • The Invisible Village

    The Invisible Village

    Stefano Cagol, durata 4’39’’, 2017

    Con il progetto The Body of Energy [of the Mind] l’artista rende visibile l’energia invisibile presente nella natura, negli scambi tra le persone, nei musei (concepiti come “fabbriche di energia culturale”). In maniera simbolica, la temperatura come manifestazione di energia viene messa in evidenza attraverso una telecamera a infrarossi, strumento bellico creato per abbattere i nemici e qui utilizzato invece per celebrare la vita e le sue tracce. Appoggiando infatti per pochi secondi le mani sul tronco di un albero, il segno di questo contatto rimane a lungo, per minuti, rivelando così l’impronta che l’uomo lascia dietro di sé. Per la sua ricerca, l’artista ha viaggiato per mesi e oltre 20.000 chilometri, da Bergen in Norvegia a Gibilterra. The Body of Energy è stato selezionato a livello nazionale come uno dei progetti più innovativi tra arte, partecipazione e ambiente ed è stato mostrato a Expo2015 nel padiglione Italia.

  • CorpoMorto

    CorpoMorto

    Elena Bellantoni, durata 10’, 2010

    Cosa si vede dalle torri che presidiano la costa pugliese? E cosa si vede dalla prospettiva opposta, quella dal mare? L’artista sceglie questa prospettiva per gettare in mare un’ancora, un ancoraggio, un corpomorto (termine marinaresco che indica un oggetto pesante utilizzato come ancoraggio sul fondo di una boa). Un gesto, uno sforzo fisico e simbolico quello di gettare, di lanciarsi. Un aspetto del coraggio: del coraggio di immergersi e attraversare il mare. È questo il gesto al centro di corpomorto: porre qualcosa in fondo al mare che diventa un punto di appoggio sicuro e allo stesso tempo richiede un movimento di an-coraggio. CorpoMorto evidenzia la presenza di molti corpi morti nei mari. An-coraggio sottolinea l’azione del buttarsi, il coraggio di avvicinarsi, attraccare e raggiungere la terra ferma. L’artista, durante l’azione performativa, àncora in fondo al mare delle lettere a comporre la frase “corpo-morto tra cielo e terra coraggio”. Pur senza predicato, la frase diventa monito, messaggio in codice, poetico e politico.

  • The Dark Sun

    The Dark Sun

    Silvano Tessarollo, durata 16’20’’, 2018

    Un sole nero, ormai privo della sua forza vitale è l’immagine attorno alla quale si sviluppa The Dark Sun. Preludio di un tempo buio, quello descritto dall’artista è un mondo in cui regna il silenzio e dove una fitta coltre di nebbia impedisce la vista del cielo. L’immaginario che emerge in The Dark Sun ha origine dalle innumerevoli sfaccettature di una contemporaneità fatta di vulnerabilità, precarietà e di incapacità di vedere. Siamo nell’era della “grande cecità” e un sole nero appare come un oracolo nefasto che genera inquietudine. È un lavoro in cui, con le parole di Barbara Rose “si fondono la sfera dell’etica e quella dell’estetica”.

  • Voyage

    Voyage

    Pierluigi Slis, durata 13’13’’, 2021 

    Il fluire delle esperienze diventa una visione plastica, in costante movimento. Le esperienze del “viaggio” diventano tracce di un’orografia informe, ammassate freneticamente, che mutano in semplici banali accumuli di ego, condannati a svanire nel tempo. A loro modo, sono frammenti inerti di terra, di roccia e di acqua che sprofondano nel vuoto del presente.

  • Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04 Montage #01-04

    Montage #01-04

    César Meneghetti, durata 10’05’’, 1999-2000

    Serie di video sulla terza fase fondamentale dell'elaborazione filmica, il montaggio. Nel montaggio la dimensione dell'immagine in movimento è più pura. Qui si concretizza il linguaggio filmico che plasma il contenuto di un'opera. Il concetto di montaggio cinematografico o televisivo è riduttivo nell’era digitale. In questa serie l’attenzione è rivolta alla ripetizione e alla molteplicità delle immagini. Il lavoro di Meneghetti qui vuole indagare, riflettere, dialogare su questi nuovi presupposti di linguaggio.

  • Digital Video Art Digital Video Art Digital Video Art Digital Video Art Digital Video Art Digital Video Art

    Digital Video Art

    Flux (Candas Sisman, durata 4’43’’, 2011)

    Retory (Candas Sisman, durata 3’25’’, 2008)

    Rogx (Candas Sisman, durata 6’24’’, 2008)

    Edicisum (Candas Sisman, durata 3’09’’, 2008)

    Candas Sisman fonde realtà fisica e digitale, superando la comune distinzione binaria. Nascono delle “creature ibride”, generate da un'architettura algoritmica estremamente complessa, ma essenziali, “naturali” nella loro apparenza, dotate di una propria vita che si colloca tuttavia al di fuori della percezione comune del tempo e dello spazio. Riproducendo il processo neurologico che si attiva nella contemplazione della natura, Şişman manipola il senso del tempo e dello spazio dell’osservatore forzandolo ad entrare in una dimensione a-temporale e contemplativa. I suoi "quadri performativi” attivano i recettori sensoriali stimolando - con la combinazione di suono/immagine/movimento - un’esperienza sinestetica, immersiva, plurisensoriale e pluridimensionale. Il processo di associazione tra significato, immagine e suono viene costantemente interrotto, destrutturato e dislocato, creando uno shock che determina la connessione cervello/schermo. In un certo senso, i video di Şişman producono una pura "vibrazione neuro-fisiologica" determinata dal movimento e dalla velocità delle immagini che supera la semplice “visione” dell’opera, ma ne stimola la “percezione”.

  • Snail Trail (Philipp Artus, durata 3’, 2012) Uno straordinario pezzo di bravura dell’Artista berlinese, un uso dell’animazione digitale magistrale così... Snail Trail (Philipp Artus, durata 3’, 2012) Uno straordinario pezzo di bravura dell’Artista berlinese, un uso dell’animazione digitale magistrale così... Snail Trail (Philipp Artus, durata 3’, 2012) Uno straordinario pezzo di bravura dell’Artista berlinese, un uso dell’animazione digitale magistrale così... Snail Trail (Philipp Artus, durata 3’, 2012) Uno straordinario pezzo di bravura dell’Artista berlinese, un uso dell’animazione digitale magistrale così...

    Snail Trail (Philipp Artus, durata 3’, 2012)

    Uno straordinario pezzo di bravura dell’Artista berlinese, un uso dell’animazione digitale magistrale così sofisticato da riportare ad un risultato quasi analogico nella percezione. Una lumaca inventa la ruota e attraversa un'intera evoluzione culturale per tornare, alla fine, alla sua origine. Nella semplicità digitale le fonti di ispirazione vengono da ovunque, dall’osservazione della natura, Leonardo da Vinci, Alberto Giacometti e MC Escher, da movimento degli skateboard e del surf, mentre il sound design - parte integrante dell’opera e dell'esperienza - ha le sue radici nei movimenti della musica drone e ambient e nei ritmi elettronici post-dubstep.

  • Artisti

    • César Meneghetti , (1964, San Paolo, Brasile)

      César Meneghetti

      (1964, San Paolo, Brasile)

      Vive e lavora tra Roma, San Paolo e Berlino. Laureato in Comunicazione visiva presso l'università FAAP di San Paolo, in Fine Arts (Mixed Medias) alla London Metropolitan University e diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Membro del collettivo Casadalapa, ha esposto in più di 43 paesi. Ha realizzato circa 100 tra lungometraggi, documentari, cortometraggi, video sperimentali e istallazioni. Le sue opere sono state esposte alla 55° e 51° Biennale di Venezia, alla Sharjah Biennial, alla Bienal de Cerveira, alla Bienal de La Paz, alla Biennale Adriatica di Arti Nuove e sono incluse in importanti collezioni museali e private (MAXXI - Museo di Arte Contemporanea del XXI Secolo, Roma; CCSP - Centro Cultural São Paulo, Brasile; MAB - Museu de Arte Brasileira, São Paulo; MACRO - Museo di Arte Contemporanea di Roma; MLAC - Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Roma;). Negli ultimi anni ha ricevuto oltre 60 premi, menzioni e altri riconoscimenti per il suo lavoro.

    • Stefano Cagol , (1969, Trento, Italia)

      Stefano Cagol

      (1969, Trento, Italia)

      Ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Brera e alla Ryerson University di Toronto con una borsa di studio post-dottorato del governo del Canada. Nel 2019 ha ottenuto l’Italian Council del Ministero dei Beni e Attività Culturali e riconoscimenti prestigiosi quali il “Visit” della Innogy Stiftung e il Premio Terna per l'Arte Contemporanea. Ha partecipato alla 55° Biennale di Venezia, a Manifesta 11, alla 14° Biennale di Curitiba, alla 2° OFF Cairo Biennale, alla 2° Xinjiang Biennale, alla Barents Art Triennale 2013 e alla Prima Singapore Biennale. Ha tenuto mostre personali al CCA Center for Contemporary Art Tel Aviv, al MA*GA museum, al Mart, al CLB Berlin e al ZKM Karlsruhe. I suoi lavori, spesso multi-forme e multi sito, riflettono sui problemi della contemporaneità, dai confini ai virus, ai temi ecologici e alle interferenze umane sulla natura.

    • Elena Bellantoni , (1975, Vibo Valentia, Italia)

      Elena Bellantoni

      (1975, Vibo Valentia, Italia)

      Vive e lavora a Roma. Dopo la laurea in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università “La Sapienza” di Roma, studia a Parigi e a Londra, dove nel 2007 consegue un MA (master) in Visual Art al WCA University of Arts London; in seguito, approfondisce il teatro-danza e le arti performative seguendo workshop in Italia e all’estero. Nel 2007 costituisce “Platform Translation Group” e nel 2008 apre lo spazio no profit “91mQ art project space” di Berlino; nel 2015 è cofondatrice di “Wundebar Cultural Project”. Attualmente è docente di Fenomenologia del Corpo e Metodi e tecniche per l’Arte Terapia all’Accademia di Belle Arti di Roma. Nel 2018 ha vinto l’Italian Council; nel 2014 il suo video The Fox and the Wolf: Struggle for Power entra nella collezione Farnesina del Ministero degli Affari Esteri. Il suo lavoro di ricerca esplora le dinamiche identitarie e relazionali che si instaurano nei territori e negli spazi che attraversa; utilizza il linguaggio e il corpo come “s-oggetti” di indagine, formalizza i suoi progetti attraverso: il video, la fotografia, la performance, la scultura, il disegno e l’installazione.

    • Silvano Tessarollo, (1956, Bassano del Grappa, Italia)

      Silvano Tessarollo

      (1956, Bassano del Grappa, Italia)

      Elabora le sue opere attraverso fotografia, disegno, video e installazione. In esse la natura è spesso protagonista e si presenta attraverso scenari semplici e riconducibili a un immaginario conosciuto e spesso familiare che affonda le proprie radici nei valori della terra e nei ritmi a essa collegati. Molte delle sue opere sono caratterizzate dall'entropia, che diventa un elemento fondante dell'opera stessa. Il senso di tragedia è un elemento ricorrente, che compare nelle forme di una evento già avvenuto, ma ancora capace di riverberare una disperazione latente, tanto profonda quanto umana. Il seme e il senso di rovina rappresentano la cifra unica del suo linguaggio e della sua ricerca. Silvano Tessarollo è stato ospitato dal Museo Pecci di Prato, dal Palazzo delle Esposizioni, dall’Ambasciata Portoghese. Nel 2008 ha partecipato alla 15° Quadriennale d’arte Contemporanea di Roma. Sue personali si sono tenute a Venezia, Roma, Milano, Torino e Bologna e ha esposto in importanti collettive: Museo Archeologico nazionale di Formia (LT), Kunstverein di Steyr in Austria con la curatela di Valerio Dehò, Museo di Arte Contemporanea di Tortolì (NU) per la curatela di Maurizio Sciaccaluga, Galleria Civica d’Arte Moderna di Bolzano, Galleria Bevilacqua La Masa di Venezia, Palazzo dei Sette a Orvieto e Parlamento Europeo a Bruxelles. Del 2011 le sue partecipazioni al Padiglione Italia della 54° Biennale di Venezia e alla mostra Percorsi riscoperti dell’arte italiana nella VAF-Stiftung 1947-2010, a cura di Gabriella Belli e Daniela Ferrari, organizzata al Mart – Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto (TN). Silvano Tessarollo vive e lavora a Tezze sul Brenta (Vicenza).

    • Pierluigi Slis, (1974, Wuppertal, Germania)

      Pierluigi Slis

      (1974, Wuppertal, Germania)

      Esplora il continuo  divenire, la costruzione e de-costruzione, i meccanismi psicologici e sociali che accompagnano il fluire e il fare dell’uomo. Nelle sue opere l’instabilità, inizialmente vissuta come dramma, si trasforma in normalità, poi in bisogno, in necessità. Nel suo lavoro - sia esso pittura, composizione ambientale, performance o video - attua un processo “installativo”, un movimento, una costruzione, per poi creare un’interruzione, un colpo, un distacco. L’opera si crea nella risonanza, nell’eco generato da queste azioni. Nel processo creativo - centro reale della sua attenzione più che non l’opera compiuta stessa - mantiene le caratteristiche della sua formazione originale che attinge al writing e alla street art. I suoi lavori sono stati esposti in mostre personali e progetti site specific a Berlino, Amburgo, Brema, Pittsburg (USA), al Parlamento Europeo a Bruxelles, a Montecarlo, presso la KunstArt di Bolzano, alla Fabbrica del Vapore a Milano, presso la reggia Reale di Venaria di Torino, ad Asolo (Teatro Duse), a palazzo Sarcinelli di Conegliano, alla Villa Torlonia di Roma, alla New York University (USA) nella mostra Omaggio a De Chirico, a cura della Fondazione Giorgio e Isa De Chirico. Ha partecipato alla 54ma Biennale d’Arte di Venezia, nel Padiglione Arabo Siriano, al Festival Verona Reload e al Gaenge Viertel di Amburgo. Pierluigi Slis vive e lavora a Revine Lago (Treviso).

       

    • Candaş Şişman, (1985, Smirne, Turchia)

      Candaş Şişman

      (1985, Smirne, Turchia)

      Utilizza tecnologie digitali e meccaniche come mezzo di espressione. Attraverso di esse crea installazioni immersive e multisensoriali, sonore, sculture cinetiche, animazioni e performance audiovisive. Nel 2011 ha fondato Nohlab, uno studio dedicato alla produzione di esperienze multimediali nel campo dell'arte, del design e della tecnologia. È membro di NOS, piattaforma collaborativa per la creazione di performance audio-visive sound-reactive. Dal 2014 insegna soundart in diverse Università. Si è laureato presso la Eskişehir Anadolu University e ha studiato multi-media design nei Paesi Bassi. Il suo lavoro ha ottenuto importanti riconoscimenti, dalla Menzione d'Onore del prestigioso Premio ARS Electronica Computer Animation/Film/VFX (2013) al premio Selezione della Giuria del 18° Japan Media Arts Festival (2014). Nel 2014 ha partecipato con l'opera "Sonicfield-01" alla Biennale di Architettura di Venezia, esponendo nel padiglione turco nella mostra "Places of Memory", a TED X, ad ARS Electronica, Todaysart Festival and Japan Media Arts Festival. L'opera audiovisiva "FLUX" è stata recentemente esposta nel contesto dell'İlhan Koman Hulda festival (Istanbul). Candaş Şişman vive e lavora a Istanbul.

    • Philipp Artus, (1982, Brema, Germania)

      Philipp Artus

      (1982, Brema, Germania)

      E' un artista e regista multidisciplinare. Le sue animazioni sperimentali, installazioni luminose e disegni esplorano le manifestazioni della vita attraverso il movimento, il suono e le immagini. Compone esperienze audiovisive che uniscono elementi giocosi con strutture minimaliste, temi senza tempo con osservazioni contemporanee, accelerazioni turbolente con silenzio contemplativo. Dopo essersi diplomato all'École des Beaux Arts di Nantes/Francia, ha trascorso 2 anni a studiare animazione, fisica e teoria musicale in modo autodattista. Ha poi terminato i suoi studi post-laurea presso l'Academy of Media Arts di Colonia/Germania. I suoi progetti sono stati esposti in vari musei, festival e gallerie in tutto il mondo, tra cui la SIGGRAPH Art Gallery di Los Angeles, il Prix Ars Electronica di Linz/Austria, i Visual Music Awards di Francoforte (primo premio), Setouchi Triennale Megijima Island/Giappone; European Media Art Festival a Osnabrück/Germania; CURTAS a Vila do Conde, Portogallo; LUMINALE a Francoforte/Germania e i Vimeo Awards a New York City. Philipp Artus vive e lavora a Berlino.

  • VAW - Video Art Week

    1 - 10 ottobre 2021