Panoramica

Uso  la macchina fotografica non per documentare o fare cronaca, ma per estrarre dalla realtà immagini pittoriche che esistono davvero, ma quasi mai sappiamo vedere.

Il mio soggetto principale sono le architetture. E la mia arte è soprattutto una ricerca della sintesi, delle forme essenziali, delle combinazioni geometriche prodotte dalle sovrapposizioni e intrecci di strutture architettoniche che popolano le nostre città.  Non mi interessano gli edifici in sé, né la realtà percepibile a prima vista. Io mi concentro su linee, intersezioni, combinazioni di forme. Per questo cerco prospettive particolari, punti di vista inconsueti, angoli e scorci visuali dai quali le architetture si mescolano in un dialogo di linee, forme, contrasti di luci e colori che assume un significato quasi biologico. 

 

Opere
  • Carlo D'Orta, NYC # 14, 2019
    Carlo D'Orta
    NYC # 14, 2019
    Fotografia, stampa UV su plexiglass montata su dibond
    80 x 47 cm
    Edizione di 3 (n. 1 di 3)
  • Carlo D'Orta, NYC # 6, 2019
    Carlo D'Orta
    NYC # 6, 2019
    Fotografia, stampa UV su plexiglass montata su dibond
    120 x 83 cm
    Edizione di 3 (n. 1 di 3)
  • Carlo D'Orta, Singapore # 25, 2019
    Carlo D'Orta
    Singapore # 25, 2019
    Fotografia, stampa UV su plexiglass montata su dibond
    50 x 80 cm
    Edizione di 3 (n. 1 di 3)
  • Carlo D'Orta, Roma Eur Nuvola # 2, 2017
    Carlo D'Orta
    Roma Eur Nuvola # 2, 2017
    Fotografia, stampa UV su plexiglass montata su dibond
    53 x 80 cm
    Edizione di 3 (n. 1 di 3)
  • Carlo D'Orta, Roma Eur Nuvola # 8, 2017
    Carlo D'Orta
    Roma Eur Nuvola # 8, 2017
    Fotografia, stampa UV su plexiglass montata su dibond
    60 x 90 cm
    Edizione di 3 (n. 3 di 3)
  • Carlo D'Orta, Bologna # 6, 2016
    Carlo D'Orta
    Bologna # 6, 2016
    Fotografia, stampa UV su plexiglass montata su dibond
    82 x 80 cm
    Edizione di 3 (n. 1 di 3)
  • Carlo D'Orta, Baires # 2, 2016
    Carlo D'Orta
    Baires # 2, 2016
    Fotografia, stampa UV su plexiglass montata su dibond
    58 x 80 cm
    Edizione di 3 (n. 1 di 3)
  • Carlo D'Orta, Lione MC # 1, 2014
    Carlo D'Orta
    Lione MC # 1, 2014
    Fotografia, stampa UV su plexiglass montata su dibond
    70 x 100 cm
    Edizione di 3 (1 di 3)
  • Carlo D'Orta, Lione MC # 14, 2014
    Carlo D'Orta
    Lione MC # 14, 2014
    Fotografia, stampa UV su plexiglass montata su dibond
    70 x 100 cm
    Edizione di 3 (n. 1 di 3)
  • Carlo D'Orta, Londra # 1, 2012
    Carlo D'Orta
    Londra # 1, 2012
    Fotografia, stampa UV su plexiglass montata su dibond
    82 x 120 cm
    Edizione di 3 (n. 2 di 3)
  • Carlo D'Orta, Frankfurt FRKE # 1, 2011
    Carlo D'Orta
    Frankfurt FRKE # 1, 2011
    Fotografia, stampa UV su plexiglass montata su dibond
    40 x60 cm
    Edizione di 3 (n. 1 di 3)
Biografia

Carlo D’Orta è nato a Firenze nel 1955. 

 

Viaggiatore e fotografo da oltre 40 anni, si dedica allo studio dell’arte contemporanea e si perfeziona in corsi avanzati di pittura nell’ambito della Rome University of Fine Arts (RUFA) e un master in fotografia all’Istituto Europeo di Design (IED) di Milano. 

 

Dal 2009 ha esposto i suoi lavori in numerose mostre personali presso istituzioni pubbliche e gallerie private in Italia, Germania, Singapore e altri paesi, nonché in fiere d’arte in Italia, Inghilterra, Francia e Belgio. Nel 2013 ha tenuto la sua prima mostra personale, Biologia dell’Inorganico, in un’istituzione museale, il Museo di arte contemporanea Palazzo Collicola di Spoleto (Perugia, Italia). Nel 2015 l’Officina delle Zattere di Venezia ha ospitato, accanto al Padiglione del Guatemala alla Biennale d’Arte, la sua mostra personale Beyond the Lens, poi portata anche nel Tempio di Pomona a Salerno. Nel gennaio 2017 il National Museum di Singapore ha ospitato una sua mostra personale dedicata alla serie Vibrazioni, e la mostra è stata poi riproposta dalla Galleria Bruno Art Group di Singapore nei mesi successivi. Nel 2018 il museo dell'Archivio Centrale dello Stato a Roma, e poi il Festival di Fotografia di Orbetello e la Galleria dell’IPSAR-I - Istituto Portoghese di Sant’Antonio a Roma, hanno ospitato la sua mostra dedicata ad 80 anni di architetture del quartiere EUR di Roma.

 

Ha vinto o è stato finalista/selezionato in numerosi premi nazionali e internazionali, tra cui: PX3 Paris, 3° Biennale Arte Contemporanea Genova, Sony World Photography Award, Celeste Prize, Premio Rospigliosi, Satura International Contest, Premio Arte e Architettura  Colleferro, Arteam Cup, Malamegi Vision Art Contest, Premio Linx, Premio Scuola del Vetro Abate Zanetti di Murano (come foto-designer), Premio Enegan Art, Urban Photo Award.

 

Sue opere di grande formato sono presenti in numerose collezioni pubbliche e istituzionali, tra cui: Museo dell’Archivio Centrale dello Stato, Centro Congressi della Banca d’Italia a Roma, Camera dei Deputati, Ordine Avvocati nel Palazzo di Giustizia di Milano, Consiglio Regionale della Campania, Autorità per la Comunicazione (AGCOM, Roma), EUR SpA (Roma, Presidenza), Confindustria (Sede centrale, presidenza), Scuola Ufficiali Carabinieri (Roma) Museo, Architektenkammer Baden-Wurttemberg (Stoccarda, Germania), LUISS Guido Carli, ENI (Sede centrale di Roma), Istituto Italiano di Cultura a New York, Consolato Generale d’Italia a New York, Istituto Italiano di Cultura di Monaco di Baviera, Istituto Portoghese di Sant’Antonio (IPSAR, Roma), Scuola del Vetro Abate Zanetti di Murano, Ospedale Policlinico Umberto I (Roma), Studio Legale Negri-Clementi (Milano), Fondazione Dario Mellone (Milano), DeA Capital RE (Roma).

 

Negli anni 2015-2017, inoltre, i suoi progetti “(S)Composizioni-Metafora della Vita”, “Vibrazioni”, “Liquidance” e “Eur 42/Oggi: Visioni differenti”, sono stati selezionati per entrare a far parte dell’Archivio del Fondo Malerba Fotografia, prestigiosa istituzione dedicata alla promozione della fotografia a livello nazionale e internazionale, che nel 2019 ha esposto fotografie della serie Vibrazioni anche in una mostra organizzata a Tokyo e Cuba.

 

Introduzione

Sono un artista nel ramo fotografia. Uso cioè la macchina fotografica non per documentare o fare cronaca, ma per estrarre dalla realtà immagini pittoriche che esistono davvero, ma quasi mai sappiamo vedere.

 

Il mio soggetto principale sono le architetture. E la mia arte è soprattutto una ricerca della sintesi, delle forme essenziali, delle combinazioni geometriche prodotte dalle sovrapposizioni e intrecci di strutture architettoniche che popolano le nostre città.  Non mi interessano gli edifici in sé, né la realtà percepibile a prima vista. Io mi concentro su linee, intersezioni, combinazioni di forme. Per questo cerco prospettive particolari, punti di vista inconsueti, angoli e scorci visuali dai quali le architetture si mescolano in un dialogo di linee, forme, contrasti di luci e colori che assume un significato quasi biologico. 

 

Le mie fotografie possono a volte sembrare dei collage, ma non lo sono. Gli incroci di forme e geometrie non sono realizzati in post-produzione o al computer, ma esistono davvero nella realtà: essi sono il frutto della prospettiva e della ricerca di punti di vista dai quali strutture e forme distinte, separate fisicamente fra loro, appaiono invece al nostro sguardo come fuse e unite.

 

Questo è il senso soprattutto della mia serie Biocities, che affonda le radici e  l’ispirazione più profonda nell’arte astratta di Mondrian, Malevic, El Lissitzky, Rothko, Peter Halley, nella fotografia di Franco Fontana e Lucien Hervé e forse - proprio per lo sforzo di andare con i miei scatti oltre il dato fisico, per approdare ad una nuova meta-realtà - anche nella visione delle città  e piazze metafisiche di De Chirico. Ed è il senso anche della serie Geometrie Still Life, che si differenzia da Biocities perché si concentra sulle architetture classiche del Mediterraneo anziché su quelle contemporanee.

Ma, nella sua profonda differenza, anche la serie di paesaggio che ho intitolato Vibrazioni risponde alla stessa logica di fondo. Qui il mio obiettivo si concentra su vetrate di cristallo che riflettono, deformandole, le architetture tutt’intorno. Il frutto sono immagini tra l’astratto e il surrealista, in cui le forme delle originarie strutture architettoniche si dissolvono in giochi di luci e colori assolutamente imprevedibili. Sono immagini che esistono nella realtà, ma cambiano immediatamente e persino scompaiono appena ci si muove di un passo. Qui a volte modifico in post-produzione i colori (ma solo i colori, mai le forme). E qui l’ispirazione profonda, ciò che mi conduce a cercare e trovare queste visioni, è probabilmente nel Futurismo, con la lezione di Balla, Boccioni, Carrà e Severini, e nel Surrealismo e Modernismo, soprattutto con la lezione architettonica di Gaudì.

 

Per spiegare il mio modo di guardare e fotografare mi piace citare le frasi di tre grandi uomini di cultura:

Se si desidera insegnare all’occhio umano a vedere in una nuova maniera, è necessario mostrargli oggetti quotidiani e familiari da prospettive, situazioni e angolazioni totalmente diverse” (Aleksnadr M. Rodchenko)

Il viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi” (Marcel Proust)

La fotografia creativa non deve riprodurre, ma interpretare rendendo visibile l’invisibile” (Franco Fontana)

 

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