Ampelio Zappalorto Italia, 1956

Panoramica

“Io non mi somiglio affatto”.

“Lo Stile, è il principale antagonista della creatività”.

“Io mi contraddico sempre”.

“Io, è una moltitudine”.

Ampelio Zappalorto (Vittorio Veneto, 1956) è un artista eclettico la cui ricerca è caratterizzata da un’indagine costante sull’identità come luogo in cui coesistono gli opposti. Il nucleo tematico della sua opera è costituito dalla problematica connessa ai rapporti di dualità e di opposizione così come si intrecciano non solo sul piano interpersonale, ma soprattutto a livello dell’interiorità stessa del soggetto. Il suo interesse si appunta sul “sé„ come pluralità di soggetti, complessi anche nella loro identità sessuale.

Tiziano Santi

Opere
Biografia

Ampelio Zappalorto, (Vittorio Veneto, 1956) si diploma in Pittura con Carmelo Zotti all’Accademia di Belle Arti di Venezia. A studi compiuti si trasferisce a Berlino sperimentando media quali: il video, il cinema, la fotografia, la performance e la danza.

Nel 1989 ha realizzato un grande dipinto astratto (200 mq) sulla sala spettatori del Teatro dell’Opera di Pforzheim in Germania.

Nel 1991, ha partecipato a “Kunst, Europa” al museo di Marburg, rappresentando l’Italia nell’ambito della mostra della nuova Europa dopo la caduta del muro e nel 1992 è titolare della Borsa di Studio annuale della Kulturstiftung di Berlino.

Nel 1993 espone alla XLV Esposizione Internazionale d'Arte (Biennale) di Venezia, a cura di Achille Bonito Oliva, nella sezione Deterritoriale.

Nel 1995, con alcuni ballerini dell’Opera di Berlino, ha fondato e diretto la compagnia di danza sperimentale “Tanzmaschine”.

Nel corso della sua carriera si annoverano più di cento esposizioni personali e collettive in gallerie private e musei nazionali ed internazionali.

Vive e lavora a Vittorio Veneto.

Introduzione

Ampelio Zappalorto inizia la sua sperimentazione nei primi anni 90 attraverso la creazione di dispositivi sonori ed installazioni, caratterizzate da geometrie minimaliste, formate da parallelepipedi costruiti con materiali tecnologici poveri, come ferro, zinco, legno pressato. In esse si alternano volumi pieni e vuoti, si oppongono elementi simmetrici, come pure di natura diversa: una componente “hard” statica nella struttura ed una “soft” dinamica, emessa dal dispositivo quali luce, vento o suono. Le sue opere si offrono spesso come contenitori, scatole, involucri dalle forme curate o sciatte e comunque sempre semplici e primarie. La scatola, l’involucro rimandano alla logica del contenere, del pieno e del vuoto, del chiuso e dell’aperto e quindi alla relazione ed all’opposizione di presenza ed assenza.

Dal 1993 Ampelio Zappalorto utilizza la propria immagine nella fotografia e nella performance. Nascono i Berliner Werke, opere berlinesi, in cui la dualità diviene opposizione di sessi.

È anche al mito dell’androgino che esplicitamente si rifà l’ultima serie di lavori berlinesi, realizzati con la creazione di incastri, puzzles di due ritratti fotografici che vengono opportunamente tagliati e ricuciti. Ad essere innestate l’una sull’altra in questa operazione, a suo modo chirurgica, sono l’immagine del volto dell’artista e quella di un volto femminile dalle proporzioni analoghe, immagini che vanno a formare i tratti della faccia di un’altro individuo, in cui gli aspetti distintivi dei generi opposti si elidono a vicenda in un terzo sesso insieme prodigioso e conturbante.

Nelle immagini contaminate di Zappalorto gli opposti non si placano in se stessi, come fanno le opposizioni binarie della logica, ma si richiamano e si alterano nell’ambivalenza dello scambio simbolico.

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