Seung Hwan Oh Corea del Sud, 1970

Panoramica

“Le mie fotografie sono sovrimpressioni di attimi contemporanei di creazione e distruzione cristallizzati nel tempo, la proiezione di una realtà su un'altra che cattura l'evanescenza di entrambe nel processo dell'esistenza”.

“Il risultato visivo della simbiosi tra il materiale fotografico e la materia organica è l’origine concettuale di questo lavoro”

Opere
  • Seung Hwan Oh, Untitled #15, 2015
    Seung Hwan Oh
    Untitled #15, 2015
    Fotografia
    125 x 125 cm
    Edizione di 5 (1 di 5)
  • Seung Hwan Oh, Untitled #3, 2013
    Seung Hwan Oh
    Untitled #3, 2013
    Fotografia
    150 x 150 cm
    Edizione di 5 (1 di 5)
  • Seung Hwan Oh, Untitled #5, 2013
    Seung Hwan Oh
    Untitled #5, 2013
    Fotografia
    150 x 150 cm
    Edizione di 5 (1 di 5)
  • Seung Hwan Oh, Untitled #6, 2013
    Seung Hwan Oh
    Untitled #6, 2013
    Fotografia
    100 x 100 cm
    Edizione di 5 (1 di 5)
  • Seung Hwan Oh, Untitled #8, 2013
    Seung Hwan Oh
    Untitled #8, 2013
    Fotografia
    125 x 125 cm
    Edizione di 5 (2 di 5)
  • Seung Hwan Oh, Untitled #9, 2013
    Seung Hwan Oh
    Untitled #9, 2013
    Fotografia
    125 x 125 cm
    Edizione di 5 (1 di 5)
  • Seung Hwan Oh, Untitled #1, 2012
    Seung Hwan Oh
    Untitled #1, 2012
    Fotografia
    150 x 150 cm
    Edizione di 5 (2 di 5)
  • Seung Hwan Oh, Untitled #2, 2012
    Seung Hwan Oh
    Untitled #2, 2012
    Fotografia
    150 x 150 cm
    Edizione di 5 (1 di 5)
Biografia

Seung-Hwan Oh vive a lavora tra Seoul e Arles (Francia). Nato e cresciuto a Seoul, si trasferisce a New York per studiare film e fotografia al Hunter College (CUNY). Ha esposto la sua serie Impermanence in mostra personale in Italia (CreArte Studio), a Londra (Gallery Elena Shchukina) e a Seoul (Kimjina Rhea Gallerie Ephemere), nonché a Parigi e New York.

Il suo lavoro e la sua pratica attingono a concetti e idee provenienti da altre discipline, dalla filosofia alla scienza. Il suo lavoro più recente, esposto al Zaha Museum, è stato ispirato dagli studi sul primo avvento del senso della visione tra gli animali terrestri. La sua ricerca é incentrata sulla coltivazione di batteri sulla pellicola fotografica, come mezzo per esplorare l’impermanenza e i limiti della fotografia. Seung Hwan Oh abbraccia il pensiero buddista-shintoista dell’eterna impermanenza: principio immutabile è l’eterno trasformarsi di tutte le cose. Le figure umane nelle sue fotografie appaiono infatti corrose e trasformate dall’azione dei batteri.

Il lavoro di Seung-Hwan Oh è stato esposto in tre continenti e ha avuto una serie di mostre personali e collettive in Corea del Sud e in Europa (Seoul, Parigi, Londra, Milano). Nel 2013 è stato scelto come artista residente per la città giapponese di Beppu.

Introduzione

Seung-Hwan Oh trasmette nelle sue opere il concetto dell’impermanenza dell’essere, della sua ineluttabile transitorietà. Le sue opere sono create con innesti di colture microbiche, accuratamente selezionate, sull’emulsione fotografica della pellicola. I microbi divorano l’immagine, la distruggono nell’inevitabile ciclo esistenziale di ogni cosa.

“Le mie fotografie sono il frutto della sovrimpressione di un istante nella crescita microbiologica su un’istante dell’esistenza di un individuo, la proiezione spazio-temporale di una realtà su un’altra che consente di catturare l’evanescenza di entrambe nella continuità inestricabile di quel processo creativo e distruttivo al contempo che è l’esistenza. Le mie fotografie sono il millisecondo di un’espressione che si perde e cancella completamente nella trasformazione in atomi intangibili che si dissolvono per diventare altro”.

Anche se la tecnica gli consente di controllare l’effetto dei microbi sulla pellicola, rimane nell’opera di Seung Hwan Oh un senso della fondamentale incertezza. L’artista agisce, guida quanto può il processo e gli effetti, ma resta consapevole dell’incidenza inevitabile del caso. L’innesto delle colture batteriche sull’emulsione fotografica avvia il processo di distruzione irreversibile della pellicola. Man mano che i batteri la consumano nel corso di mesi, i sali d’argento si destabilizzano e la leggibilità dell’immagine si offusca. Il processo si conclude inevitabilmente con la completa disintegrazione della pellicola, che può essere solo delicatamente digitalizzata prima di scomparire del tutto.

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